I microbi sopravvivono agli impatti simulati degli asteroidi, sollevando domande sulla vita interplanetaria

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I microbi sopravvivono agli impatti simulati degli asteroidi, sollevando domande sulla vita interplanetaria

Una nuova ricerca suggerisce che alcuni batteri potrebbero sopravvivere alle forze estreme degli impatti degli asteroidi, consentendo potenzialmente alla vita di diffondersi tra i pianeti. Un esperimento di laboratorio pubblicato il 3 marzo su PNAS Nexus ha dimostrato che il resiliente batterio Deinococcus radiodurans può sopportare pressioni che imitano le collisioni di asteroidi – pressioni fino a 29.000 volte quella della pressione atmosferica terrestre al livello del mare – con tassi di sopravvivenza fino al 95%.

L’esperimento del “sandwich”.

I ricercatori hanno simulato gli impatti degli asteroidi intrappolando D. radiodurans tra due piastre di acciaio e sottoponendole ad un’intensa compressione. Le pressioni testate (da 1,4 a 2,9 gigapascal) sono state calibrate per riflettere le forze che potrebbero espellere i microbi da un pianeta come Marte durante un impatto ad alta velocità. Studi precedenti hanno mostrato tassi di sopravvivenza significativamente più bassi, ma questo esperimento ha rilevato che una percentuale sostanziale dei batteri non solo è sopravvissuta, ma ha anche dimostrato un rapido recupero.

Perché è importante: contaminazione planetaria e ricerca di vita extraterrestre

Le implicazioni di questa ricerca sono duplici. In primo luogo, evidenzia la necessità di estrema cautela nelle missioni di ritorno di campioni planetari. Se i microbi possono farsi trasportare sugli asteroidi, i rigorosi protocolli di sterilizzazione diventano ancora più critici per prevenire la contaminazione diretta – l’introduzione accidentale della vita terrestre su altri mondi, o la contaminazione all’indietro – il rischio di portare microbi alieni sulla Terra.

In secondo luogo, amplia la nostra comprensione di come la vita potrebbe viaggiare nello spazio. D. radiodurans è noto per la sua incredibile resilienza: è già sopravvissuto per tre anni esposto alle dure condizioni all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale. Questo studio suggerisce che gli impatti degli asteroidi potrebbero essere un meccanismo praticabile per la panspermia, l’ipotesi secondo cui la vita può diffondersi in tutto l’universo attraverso le rocce o altri corpi celesti.

Recupero e adattamento

I batteri sopravvissuti hanno mostrato una chiara risposta fisiologica agli impatti simulati. Il team ha scoperto che i microbi esposti a pressioni più elevate davano priorità alla riparazione del DNA e all’assorbimento del ferro rispetto alla riproduzione, suggerendo un focus sulla sopravvivenza immediata piuttosto che sulla propagazione. Questo comportamento illustra la notevole adattabilità di questi estremofili.

Questo studio non prova che la vita sta viaggiando tra i pianeti, ma dimostra che le condizioni per essa sono plausibili. L’estrema durabilità di alcuni organismi suggerisce che il trasferimento interplanetario non solo è possibile, ma potenzialmente più comune di quanto si pensasse in precedenza.

I risultati mettono in discussione le ipotesi convenzionali sui limiti della vita e aprono nuove strade per esplorare il potenziale di trasferimento microbico tra corpi planetari.