Il Longleat Safari Park, la prima esperienza di safari drive-through al mondo fuori dall’Africa, celebra il suo 60° anniversario. Da quando ha aperto i suoi cancelli nel 1966, la tenuta del Wiltshire si è trasformata da un controverso esperimento locale in un punto di riferimento globale per la conservazione della fauna selvatica e il turismo.
Dalla controversia alla conservazione
Le origini del parco furono accolte con notevole scetticismo. Quando il proprietario della tenuta, Lord Bath, chiese per la prima volta il permesso di costruire recinzioni, le autorità locali, secondo quanto riferito, non erano a conoscenza della vera natura degli abitanti.
“Leoni, beh non ho mai pensato che fosse per i cervi?” – un sentimento espresso all’epoca dal presidente del Consiglio distrettuale di Warminster.
La preoccupazione dell’opinione pubblica era elevata anche per quanto riguarda la sicurezza e i disordini sociali. Negli anni ’60, i residenti erano preoccupati per due distinte minacce: la possibilità che i leoni scappassero dai loro recinti e il rischio che sottoculture come “Teddy Boys” o “Mods and Rockers” vandalizzassero le nuove recinzioni. Nonostante queste prime preoccupazioni, il parco divenne un successo immediato, attirando milioni di visitatori che cercavano l’emozione di vedere leoni, tigri e scimmie a pochi centimetri dai finestrini delle loro auto.
Un’eredità di cura e connessione
Al di là dello spettacolo, Longleat si è evoluto in un santuario vitale. Oggi la tenuta ospita più di 120 specie, molte delle quali classificate come in pericolo critico o vulnerabili. Questo passaggio dal mero turismo alla conservazione attiva evidenzia una tendenza più ampia nel settore zoologico: il passaggio alla protezione della biodiversità piuttosto che alla semplice esposizione degli animali.
L’elemento umano del parco è rappresentato al meglio dal suo staff di lunga data. Ian Turner, un rione anziano che ha trascorso 50 anni nella tenuta, considera il parco come la sua “prima casa”. Il suo profondo legame con gli animali offre uno sguardo sulla realtà quotidiana della gestione della fauna selvatica:
- Legami personali: Turner descrive un rapporto unico con gli animali, notando che una femmina di rinoceronte gli risponde con l’affetto di un cane da compagnia.
- Obiettivo sulla conservazione: Lavora a stretto contatto con le specie in via di estinzione, inclusi i panda rossi, uno dei quali porta addirittura il suo nome.
- Evoluzione delle cure: Nel corso di cinquant’anni, Turner ha assistito a enormi miglioramenti nel benessere degli animali, dal miglioramento degli alloggi per le giraffe a una maggiore libertà e comfort per tutti i residenti.
Preservare la storia
Mentre il parco celebra questo traguardo, i suoi archivi stanno lavorando per preservare i documenti “ordinari” che raccontano una storia straordinaria. Dalla primissima sterlina utilizzata per l’ingresso ai progetti originali di scherma, questi documenti offrono una finestra su quanto sia cambiato il rapporto tra esseri umani e animali selvatici.
Sebbene il parco sia iniziato come un’impresa audace e in qualche modo incompresa, è diventato una pietra miliare della comunità e un attore fondamentale nella conservazione della fauna selvatica.
Conclusione
Il viaggio di 60 anni di Longleat riflette la transizione da una controversa attrazione lungo la strada a un sofisticato centro di conservazione. La sua longevità è una testimonianza sia del suo modello di business di successo che della profonda dedizione permanente del personale che si prende cura dei suoi animali.


























