Per decenni gli scienziati si sono interrogati sull’origine degli spettacolari anelli di Saturno e sulle insolite caratteristiche delle sue lune. Ora, una nuova teoria convincente suggerisce che una collisione colossale – la fusione di due lune – ha innescato una cascata di eventi che hanno plasmato il sistema di Saturno come lo conosciamo oggi. La chiave risiede in una luna che potrebbe essere esistita una volta, chiamata Chrysalis, e nel suo violento incontro con Titano, la luna più grande di Saturno.
Il mistero degli anelli e delle lune di Saturno
Gli anelli di Saturno sono un’anomalia; sono straordinariamente giovani, hanno circa 100 milioni di anni, ma la loro formazione è rimasta ostinatamente poco chiara. Il sistema è popolato anche da lune particolari: Titano, l’unica luna del nostro sistema solare con un’atmosfera densa; Hyperion, un corpo caotico e poroso; e Giapeto, con i suoi emisferi stranamente divisi e l’orbita molto inclinata. Queste anomalie sembrano tutte collegate, suggerendo un’origine condivisa.
Il ruolo dell’oscillazione e della massa interna di Saturno
L’indizio è venuto da misurazioni precise della distribuzione della massa interna di Saturno effettuate dalla missione Cassini. Queste misurazioni hanno rivelato una leggera concentrazione di massa nel nucleo del pianeta, che fa oscillare Saturno in un modo che non è del tutto in linea con le interazioni gravitazionali con Nettuno. Questa oscillazione, o precessione, è la chiave per comprendere la storia del sistema.
L’ipotesi della crisalide: una collisione con conseguenze
Gli scienziati inizialmente proposero che una luna perduta, Chrysalis, fosse stata fatta a pezzi dalla gravità di Saturno circa 100 milioni di anni fa, formando gli anelli. Le simulazioni, tuttavia, hanno mostrato che Chrysalis raramente si disintegrava in modo netto; invece, si scontrava quasi sempre con Titano. Questa collisione, invece di confutare la teoria, aprì una nuova linea di indagine.
Titano e Hyperion: un blocco gravitazionale
Titano e Hyperion sono bloccati in una risonanza orbitale 4:3, il che significa che Titano completa quattro orbite ogni tre di Hyperion. Questa serratura è giovane, ha solo poche centinaia di milioni di anni, coincidendo con il periodo temporale stimato dell’evento Chrysalis. Il team suggerisce che Chrysalis non sia semplicemente scomparsa; si è fuso con Titano.
Le conseguenze della collisione: rimodellare il sistema
L’impatto avrebbe ripulito la superficie di Titano, spiegando la sua mancanza di crateri. La collisione avrebbe anche rilasciato gas atmosferici dall’interno di Titano e lo avrebbe costretto in un’orbita più ampia ed ellittica, che avrebbe destabilizzato altre lune, provocando ulteriori collisioni e contribuendo infine alla formazione degli anelli di Saturno. L’elevata inclinazione orbitale di Giapeto è un’altra conseguenza di questo periodo caotico.
Il futuro della teoria: la ricerca di prove da parte di Dragonfly
Al momento questa resta un’ipotesi. Ma l’imminente missione Dragonfly della NASA su Titano, che verrà lanciata nel 2028, potrebbe fornire la prima prova concreta. Analizzando la composizione della superficie di Titano e cercando segni di un recente sconvolgimento, Dragonfly potrebbe confermare che una collisione catastrofica ha effettivamente rimodellato il sistema saturniano.
In conclusione, la teoria che collega la collisione di una luna perduta con Titano alla formazione degli anelli di Saturno e alle caratteristiche peculiari delle sue lune offre una spiegazione convincente e unificata per un mistero di vecchia data. Ulteriori missioni determineranno se questo passato violento è, in effetti, la vera storia di Saturno.


























