Radici evolutive del comportamento omosessuale nei primati

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Ricerche recenti suggeriscono che il comportamento sessuale omosessuale nelle scimmie e nelle scimmie antropomorfe può servire a uno scopo evolutivo: aumentare lo status sociale e il successo riproduttivo, in particolare in ambienti difficili. Ciò mette in discussione le ipotesi di lunga data sulla “naturalezza” di tale comportamento, che è stato documentato in oltre 1.500 specie animali – dagli insetti ai delfini – ed è presente in circa l’80% delle specie di mammiferi studiate da vicino.

Il paradosso darwiniano è stato risolto?

Per decenni, gli scienziati hanno discusso se il comportamento omosessuale potesse essere adattivo, data la tradizionale convinzione che esso riduca apparentemente le opportunità riproduttive. Una delle prime spiegazioni suggeriva un’errata identificazione accidentale dei sessi, plausibile negli organismi semplici ma inadeguata per le specie intelligenti come le scimmie. Un’altra teoria lo propone come sottoprodotto di tratti che fanno migliorare la riproduzione.

Tuttavia, prove crescenti indicano che le interazioni tra persone dello stesso sesso possono essere uno strumento strategico per il progresso sociale. I primati utilizzano questi comportamenti per formare coalizioni, ottenendo l’accesso a maggiori opportunità di accoppiamento. I ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno analizzato i dati di 59 specie di primati, trovando una correlazione tra il comportamento dello stesso sesso e gli ambienti più difficili, ovvero aree con scarso cibo o elevata predazione.

Lo stress come catalizzatore dell’adattamento

L’aumento della prevalenza del comportamento omosessuale in condizioni di stress suggerisce una funzione adattiva. Se puramente ricreativo, probabilmente diminuirebbe sotto pressione. Sembra invece rafforzare i legami sociali e la cooperazione, fondamentali per la sopravvivenza in contesti difficili. Ciò suggerisce che la coesione sociale, costruita attraverso queste interazioni, si traduce in ultima analisi in migliori risultati riproduttivi.

Implicazioni sul comportamento umano

Anche se questi risultati non prescrivono giudizi morali (evitando la “fallacia naturalistica”), offrono una potenziale spiegazione per la prevalenza del comportamento omosessuale negli esseri umani. Lo studio sottolinea che la sopravvivenza del più adatto potrebbe essere più complessa di quanto precedentemente ipotizzato, ridefinendo potenzialmente la nostra comprensione del successo riproduttivo.

Se confermata, questa ricerca potrebbe rimodellare i nostri preconcetti sul comportamento omosessuale, suggerendo che non si tratta di un’anomalia ma di una strategia evolutiva profondamente radicata.