Il Giappone si prepara per un’ambiziosa missione per raccogliere campioni dalla luna di Marte Phobos

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Le ambizioni di esplorazione spaziale del Giappone hanno raggiunto una pietra miliare fondamentale. La navicella spaziale Martian Moons eXploration (MMX) è ufficialmente arrivata allo spazioporto di Tanegashima, segnando il prossimo importante passo verso una delle missioni di ritorno di campioni più complesse mai tentate.

La cronologia della missione: una corsa contro l’allineamento planetario

Il lancio della navicella spaziale MMX è previsto a bordo del razzo di punta del Giappone H3 alla fine del 2024, probabilmente tra novembre e dicembre. Questa tempistica non è arbitraria; le agenzie spaziali devono essere lanciate durante specifiche “finestre” in cui le posizioni planetarie consentono il viaggio più efficiente. Poiché Marte e la Terra si allineano favorevolmente solo una volta ogni 26 mesi, mancare questa finestra comporterebbe un ritardo significativo.

La tabella di marcia della missione è molto ambiziosa:
2027: Arrivo nell’orbita marziana per mappare le lune Phobos e Deimos.
2029: Atterraggio su Phobos per raccogliere circa 10 grammi di materiale.
2030: Partenza dal sistema marziano.
2031: Ritorno sulla Terra con i campioni raccolti.

Superare gli ostacoli tecnici

Il percorso verso la rampa di lancio non è stato privo di ostacoli. La missione era originariamente prevista per una finestra di lancio anticipata, ma ha subito ritardi dovuti a complicazioni tecniche con il razzo H3.

A seguito di un guasto alla fine del 2025, c’erano preoccupazioni sull’affidabilità del razzo. Tuttavia, gli ingegneri sono riusciti a isolare il problema da un’anomalia della separazione della carenatura del carico utile, fornendo la sicurezza necessaria per procedere con l’attuale programma di lancio. Questa ripresa è vitale per la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA), poiché il razzo H3 è fondamentale per il futuro accesso del Giappone allo spazio.

Risolvere un mistero cosmico: asteroidi catturati o frammenti marziani?

La posta in gioco scientifica della missione MMX è immensa. Per decenni gli astronomi hanno dibattuto sulle origini di Phobos e Deimos, le due lune di Marte. Ci sono due teorie principali:
1. Asteroidi catturati: le lune potrebbero essere corpi celesti indipendenti che si sono avvicinati troppo a Marte e sono rimasti intrappolati dalla sua gravità.
2. Origine dell’impatto: Le lune potrebbero essere frammenti dello stesso Marte, espulsi in orbita durante una massiccia collisione, un processo simile a come si è formata la Luna della Terra.

Analizzando la composizione chimica del materiale superficiale, gli scienziati sperano di risolvere finalmente questo dibattito e di ottenere una comprensione più profonda di come si è evoluto il sistema solare interno.

Tecnologia all’avanguardia: il Rover IDEFIX

Per garantire il successo dello sbarco, la missione utilizza un approccio internazionale collaborativo. La navicella spaziale trasporta il rover MMX IDEFIX, un veicolo autonomo da 25 chilogrammi sviluppato attraverso una partnership tra il Centro aerospaziale tedesco (DLR ) e l’agenzia spaziale francese (CNES ).

Operando nella gravità ultra-bassa di Phobos, il rover a quattro ruote atterrerà davanti al veicolo spaziale principale. Il suo ruolo principale è quello di esplorare il terreno e raccogliere dati ambientali, agendo come esploratore per garantire che la navicella spaziale MMX, molto più grande, possa atterrare in sicurezza e raccogliere con successo i suoi campioni.

La missione MMX rappresenta un tentativo ad alto rischio di colmare il divario tra l’osservazione di mondi lontani e il toccarli fisicamente, riscrivendo potenzialmente la nostra comprensione della storia marziana.

Conclusione
Prendendo di mira l’ambiente unico di Phobos, il Giappone sta conducendo uno sforzo globale per svelare i segreti della formazione planetaria. In caso di successo, la missione MMX fornirà la prima prova fisica del fatto che le lune di Marte siano intrusi cosmici o resti di un passato planetario violento.